Rustici: cosa ci manca ancora
I rustici, quale struttura simbolo della transumanza, di un’antica gestione agricola efficiente in un territorio povero e montuoso del nostro cantone, da anni stanno cercando una nuova collocazione nel mutato contesto cantonale.
Se un tempo servivano a custodire il bestiame e il foraggio, con il progresso hanno perso il loro ruolo. Restano quale testimonianza e immenso patrimonio storico-culturale e architettonico. Negli anni di grande crescita economica e benessere anche il Ticino grazie alle regie federali, alla piazza finanziaria e al fascino turistico della nostra regione ha potuto allontanarsi dalla povertà. Da allora questi innumerevoli rustici, si parla di più di quindicimila, non hanno ottenuto un chiaro orientamento legislativo. Perlopiù sono state usate e trasformate dai ticinesi, fortemente legati alla realtà contadina autarchica ereditata, come case di vacanza.
Tanti sono stati abbandonati o svenduti, sono arrivate le nuove generazioni, il legame con la loro vera storia è andato quasi perso e spesso si è vista arrivare la città in montagna. Oggi a parecchi anni di distanza e con alle spalle una grande esperienza data dalla grossa fetta di queste semplici e austere costruzioni già trasformate in differenti modi, siamo chiamati a dare una chiara regolamentazione al loro futuro.
Regolamentazione sicuramente necessaria ma che subiamo per la forte, quasi arrogante insistenza dei funzionari di Berna. Regolamentazione orientata giustamente ad assicurare una certa unitarietà ad aspetti architettonici e paesaggistici, ma che pecca di un orientamento imposto d’oltralpe che potrei definire da “conservatorismo museale”. Le nostre autorità sono chiamate a mostrare conoscenza della cultura del cantone e visioni progressiste per “ribellarsi” a questa limitata visione impostaci dall’alto.
A tale fine è da ribadire che con la nuova regolamentazione si vuole raggiungere un cambiamento di destinazione del rustico per usarlo a scopo abitativo principalmente per svago e turismo. Non dimentichiamo che il cantone tramite il decreto rustici ne promuove l’utilizzo turistico. A livello architettonico abbiamo a disposizione, una diversificata esperienza frutto di mezzo secolo di trasformazioni in regime di deregolamentazione, ma anche di relativi studi.
Oggi siamo in grado di abbinare, con gusto ed efficienza, nel paradigma della sostenibilità, il moderno al conservativo. A livello paesaggistico, per assicurare la gestione del territorio, agricoltori e forestali hanno raggiunto notevole professionalità e modernizzazione. Chiaramente per gestirlo necessitano di adeguate infrastrutture (piste, strade, rimesse) così da potersi avvicinare a questi stupendi paesaggi protetti. Anche a livello energetico e di approvvigionamento idrico sono stati fatti passi da gigante.
Per valorizzare paesaggisticamente questi progressi dovremmo poter operare interventi di “discreta” urbanizzazione dei comprensori. Una premessa indispensabile per raggiungere questi obiettivi di cui tutto il cantone dovrebbe trarvi benefici e ricadute turistiche, è legato alla promozione della formazione con riconoscimento quale specializzazione, passo che dovrebbe diventare indispensabile a ditte e architetti chiamati a trasformare rustici.
Cleto Ferrari
Segretario agricolo e deputato LEGA in GC
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