AddToAny

Share this
Versione stampabile

Dillena a difesa della Lega e dei ticinesi che votano Lega

28/10/2011 (All day)
"Populisti, sufficienti e cittadini", il Corriere di ieri prende la difesa della Lega e dei suoi elettori. Bravo Giancarlo!

Populisti, sufficienti e cittadini

di GIANCARLO DILLENA

In democrazia bisognerebbe guardare agli elettori - che nel­l'insieme costituiscono quel­lo che non a caso viene desi­gnato come il Popolo Sovrano - con rispetto e intelligenza. Il che non si­gnifica, intendiamoci bene, accet­tare in maniera succube e reveren­ziale ogni manifestazione degli umori popolari. Al contrario, signi­fica guardare con lucidità e senso critico alle scelte dei cittadini. Ma per comprendere le ragioni - e an­che le emozioni - che le determina­no e quindi le loro motivazioni pro­fonde. Sempre collegate, a loro vol­ta, a problemi e situazioni che at­tendono risposte, in particolare da quei politici che sollecitano la de­lega per affrontarli e, possibilmen­te, risolverli.

Se dunque qualcuno riesce, maga­ri strillando, a coagulare un cospi­cuo consenso dietro di sé , il proble­ma sono gli strilli e chi li emette? O piuttosto il fatto che molti cittadini finiscono col riconoscere in essi - bene o male - l'espressione di un malessere e di un'attenzione ai lo­ro problemi che altri non sembra­no cogliere? A mente fredda non è difficile riconoscere che un ragio­namento critico su certe turbolen­ze che percorrono la scena politica dovrebbe comunque partire dal se­condo interrogativo. Ma troppo spesso ciò non avviene e agli strilli finisce per contrapporsi, simmetri­camente, un atteggiamento im­prontato alla sufficienza intellettua­le e al disprezzo. Che ufficialmente si rivolge agli strilloni, ma finisce col ricadere su tutti i cittadini che li sostengono, cui indirettamente vie­ne assegnata una patente di inge­nuità, per non dire di dabbenaggi­ne. Il che non fa che rafforzarli (e rafforzarne le schiere), poiché so­vente a spingerli in quella direzio­ne è proprio la sensazione di esse­re stati troppo a lungo ingenui ostaggi di un «establishment» po­litico lontano, attento più ai propri problemi che a quelli del cittadino, pronto a impartire lezioni più che ad ascoltare.

Per i censori è una visione distorta, frutto di frustrazioni individuali, dettate da motivi non sempre lim­pidi e attizzate da un populismo pri­mario? Forse. Ma certo è che la re­plica fondata sulla continua demo­nizzazione del populismo e quindi di chi lo segue, non accompagnata da una sostanziale presa a carico delle preoccupazioni di cui si alimenta, tende ad allargare il fossato piuttosto che a colmarlo. In misura anche maggiore quando contrapposta ad atteggiamenti «politicamente corretti», presentati come espressione dell'unica, possibile «intelligenza» politica.

Ma è davvero «intelligente» sorvolare, o addirittura negare, ad esempio, che in Svizzera esiste anche un problema di delinquenza d'importazione, solo perché questo rischia di essere in odore di «xenofobia»? O che la libera circolazione delle persone, se da un lato ha portato indubbi vantaggi economici, dall'altro genera tensioni su un mercato del lavoro fondato a lungo su altri equilibri, specificamente elvetici? O ancora che i rapporti con i Paesi vicini non sono un problema pretestuoso e già risolto, ma sono destinati ad accentuarsi, per una piccola isola circondata dall'oceano dei debiti europei?

Immagino già, a questo punto, le accuse di «cripto-leghismo» e gli sbuffi degli «indignados» locali. Ma pur non condividendo né certi modi, né certe tesi sbrigative, resto dell'idea che quando una quota importante del Sovrano si riconosce nelle tesi dei populisti occorre saper andare oltre la superficie, per quanto turbolenta, e cercare di cogliere la radice del problema. Senza accontentarsi di liquidare le sue manifestazioni, con altezzosa sufficienza, come «volontà di isolamento», «paura dell'altro», «rifugio nel passato» e quant'altro. Queste spiegazioni banali e stereotipate lasciamole a certi osservatori esterni della realtà elvetica, da sempre inclini a certi giudizi sommari (magari accompagnati da una punta di invidia).

Se crediamo davvero nel valore della democrazia; nel fatto che resti «il sistema peggiore... a parte tutti gli altri»; che gli elettori che votano non sono sudditi di qualche signorotto della politica ma cittadini adulti, le cui scelte sono da prendere sul serio e con rispetto; se crediamo in questi principi, allora mettiamo da parte i luoghi comuni, le etichette riduttive, l'abitudine di attribuire patenti di intelligenza e di stupidità a seconda della sponda; e cominciamo a discutere seriamente, senza censure e senza tabù. Senza mettere da parte le proprie convinzioni e i propri dissensi, senza lasciarsi calpestare da chicchessia, senza lasciarsi chiudere la bocca da nessuno.

Non lasciamo che sia il populista, ma nemmeno il sufficiente, a dirci a che cosa dobbiamo pensare, come dobbiamo pensare e quanto dobbiamo pensare, «per essere dalla parte giusta». Poiché quest'ultima non è definibile a priori, ma va cercata tutti insieme.

E se troppo populismo può portarci fuori strada, altrettanto vale per certa sufficienza di segno opposto.

Giancarlo Dillena


concorso bandiera

concorso nyx club

-

Frontalieri in Ticino

targa frontalieri

Accesso utente



Sondaggi del Mattino

Il Consiglio di Stato sta valutando di sbloccare i ristorni...

Anche l'OCST vuole i contingenti ai frontalieri...

Videogallery

Guerra, bugie e Tv da "La storia siamo noi"
youtube facebook twitter rss app ipad iphone


ecopop