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Ciao Bischero....

25/11/2011 (All day)
Ti ricordi l’ultima volta che ci siamo visti? Mi hai detto: "Fino a dicembre non rompermi i coglioni!”. - Il ricordo personale di Andrea Leoni

Addio a Rodolfo Pantani. Il ricordo personale di Andrea Leoni

Ti ricordi l’ultima volta che ci siamo visti? Eravamo qui, a Melide, dopo la diretta di De Delirium. Salutandomi, con il solito abbraccio mozza respiro, e il tuo sorriso sornione, mi hai detto: “Adesso me ne vado a San Vincenzo. Fino a dicembre non rompermi i coglioni!”. Bischero d’un bischero, vedi che non dovevo darti retta? A dicembre manca una settimana e tu non ci sei più.

È strano, sai. Alla tristezza si somma qualcosa di felice. Una lacrima e un sorriso. Nessun ricordo infiocchettato e nessuna parola di circostanza. Ce la fai ad essere te stesso, anche in questo, anche adesso. E a me consenti di scrivere senza ipocrisie.

Ti ricordi quando ci siamo conosciuti? Da Don Roberto, il barbiere che frequentavamo noi e un bel pezzo di Chiasso. Io ero un pischello, 15 anni o giù di lì, infatuato dai moti no-global e dalla voglia di cambiare il Mondo. Tu eri già Rodolfo Pantani: una specie di alieno che dovunque atterrava scombinava tutto. E divideva. Amato e detestato.

Allora, mi chiamavi “sinistronzo”. Mi aggredivi con raffiche di provocazioni e mi mandavi a quel paese. Con quel gusto tutto toscano per la polemica. Sempre e comunque eccessiva. Se uno si lasciava intimidire dalle tue sfuriate smetteva immediatamente di interessarti. Se uno ti teneva testa e ricambiava il tuo approccio, cominciavi a stimarlo.

Eri un leghista duro e puro. “Il leone della Lega”, come ti chiamavano i tuoi. E al Nano volevi davvero bene. Non era facile essere un tuo avversario. Non lo era politicamente, perché eri intelligente, tosto, scaltro, organizzato. E certe volte non era facile neppure sul piano personale essere contro di te. Ti capitava di pisciare fuori dal vaso e di ferire le persone. Non lo facevi con cattiveria. Era solo sangue che andava alla testa. E più di una volta ti ho visto scusarti. Eri fatto così.

In politica eri un Joker. Imprevedibile e fuori dagli schemi. Quegli schemi che ti piaceva spaccare e spernacchiare, anche solo per il gusto di farti redarguire e per vedere la faccia che facevano gli altri. “Che me frega a me, io so badilante”, rispondevi a chi ti dava del maleducato. O ancora: “Io sono profondamente democratico. Basta che uno la pensi come me”.

Le regole le vivevi con disagio. Non eri adatto per le orchestre e i suoni cortesi. Eri una schitarrata elettrica senza spartito. A volte ruvida e volgare, a volte coinvolgente e generosa. E generoso, quando volevi, lo eri sul serio. Per il favore più sciocco, per organizzare un pranzo a base di costate, naturalmente toscane, per le cose importanti.

Ricordo il 10 aprile, in Piazza della Riforma. Eri felice come un bambino perché il “tuo” Norman ce l’aveva fatta. Poi però sul viso ti venne un velo di malinconia, mi prendesti sotto braccio, mi tirasti in un angolo e sussurrasti: “Adesso che siamo il partito di maggioranza relativa, mi tiro da parte. Sono uno d’opposizione, io. Mi annoia solo il pensiero di dover stare con il Governo”.

Ti piacevano i giovani e stare con i giovani. La sera prima di bloccare il Cisalpino, mi telefonasti: “Senti bischero, domani mattina si blocca il treno. Ci stai?”. E io a spiegarti che il mio mestiere mi obbligava ad essere neutrale. Ovviamente non capisti e mi mandasti al solito posto. Per essere sicuro che avessi capito lo facesti anche la mattina appresso, quando mi presentai alla stazione di Chiasso per fare il servizio. Ricordo i giovani davanti al Cisalpino e tu davanti a loro, fischietto in bocca e striscione in mano. Il più scalmanato di tutti, ovviamente. E ovviamente il più reticente a terminare la protesta. Fosse stato per te quel treno sarebbe ancora fermo oggi.

Ti piacevano i giovani e stare con i giovani. E fu dopo lo scoppio delle rivolte nel nord Africa, che ti avevano commosso, che decidemmo di fondare la sezione chiassese degli anarchici carrarini individualisti. Una sezione a due iscritti, io e te. Uno modo come un altro per sfotterci e continuare a litigare senza che nessuno avesse la maggioranza.

E da anarchici carrarini abbiamo fatto l’ultimo patto. Desideravi partecipare a De Delirium, anche se non mi hai mai voluto dire perché. Io ero un po’ scettico perché temevo qualche schitarrata delle tue, difficili da gestire in quel contesto e in diretta. Ti feci promettere che saresti stato tranquillo anche se ti fossi ritrovato di fronte il più odiato tra i tuoi avversari. “Nun te preoccupà. Lo sai come so’ fatto io: se c’è da fa casino lo fo’, altrimenti sto bono”.

Anche con il tuo cuore malato sei stato pazzo e coerente con te stesso. Meravigliosamente Pantani fino alla fine. Hai fatto l’ultima l’ultima schitarrata. Non potevi che andartene così.

E già mi manchi, bischeraccio.

Andrea Leoni


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