R$I: il bue che dà del cornuto all'asino!
Alla Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (Rsi), all’apprendimento delle lingue ci tengono proprio. Così, per non far sfigurare i propri dipendenti sempre più costretti a confrontarsi con il bombardamento di notizie provenienti da tutto il mondo, a Comano concedono quello che, altrove, sarebbe considerato un privilegio da leccarsi i baffi.
Ogni cinque anni, chi lo desidera può chiedere alcune settimane di congedo - pagato - per frequentare un corso di lingua - pagato anche quello -. E mica si tratta di corsi Migros. Le lezioni si seguono all’estero. È la Rsi, bellezza... A dire il vero, però, qualche obiezione si potrebbe muovere.
In primo luogo - visto che stiamo parlando di corsi offerti coi soldi del canone più caro d’Europa bisognerebbe capire quale utilità abbia, ad esempio, la conoscenza dello spagnolo in un contesto come il nostro. Soprattutto, bisognerebbe capire se, alla Rsi, le lingue siano considerate importanti come vogliono farci credere.
Perché, anni fa, un giornalista dell’Inchiesta fece uno simpatico scherzetto, in quel di Comano. Visto che il tedesco era una conditio sine qua non per essere assunti, testò le capacità linguistiche di una neoassunta. Telefonò alla giornalista e le rivolse qualche domanda nella lingua di Goethe. Le uniche parole che la donna seppe pronunciare furono: “ich verstehe nicht”. E la conversazione finì li.
L’episodio serve a capire come si lavora in certi ambienti, e apre un doloroso capitolo per chi (giustamente) invoca etica e morale da mane a sera: quello della mancanza di competenza, dei privilegi e dell’osservanza dell’italico motto “tengo famiglia”, che la fanno da padrone alla Rsi. La neo assunta di cui sopra, infatti, era la compagna, (o la trombamica, non ricordiamo bene) di un giornalista piuttosto conosciuto.
Non siamo i soli ad essere convinti della mancanza di competenza di alcuni “professionisti”. Basti pensare alla levata di scudi, lo scorso febbraio, contro il responsabile dell’informazione, il socialista Edy Salmina, definito dai giornalisti stessi “ persona non all’altezza del suo compito e approdato al posto di comando senza un adeguato percorso professionale e senza l’esperienza necessaria”.
Malumore per niente rientrato nonostante la nomina (in aprile) del nuovo responsabile della redazione attualità, Aldo Sofia (altro che proprio di destra non è). Poi ci sarebbe il capitolo dei clan famigliari e dei mandati concessi ad ex dipendenti Rsi, che non è solo una “vox populi”, ma un dato ammesso dai vertici della Radiotelevisione con la scusa che “ il Ticino è un piccolo cantone ed è inevitabile che in un’azienda dove lavorano oltre 1000 persone ci siano diversi parenti”.
Il virgolettato è la spiegazione con cui a Comano si difesero dalle accuse di nepotismo, mosse tempo fa da chi certe finezze non le capisce. Certi privilegi, ovviamente, vengono concessi solo ad alcuni e negati ad altri. Ci riferiamo al caso di un grafico luganese che collabora con un paio di prestigiosi studi della Svizzera tedesca, ma che alla Rsi viene trattato peggio di una donna delle pulizie.
Non è parente di nessuno, è privo di entrature politiche giuste e, inoltre, ha il torto di essere svizzero e non frontaliere. Fa dunque un po’ specie che chi parla con una certa frequenza di etica giornalistica, libertà di stampa e tutela della professione si comporti in modo non propriamente irreprensibile. Non sarebbe male, dunque, aprire un dibatto sulla più grande azienda pubblica in Ticino.
Dove stipendi e privilegi non sono solo superiori a quelli concessi a tutti gli altri professionisti che lavorano in altri mass media, ma vengono concessi grazie a conoscenze, appoggi, legami famigliari ed entrature politiche. Sarebbe carino sapere a quanto ammontano gli stipendi dei responsabili, quanti sono i giornalisti assunti che non rispondono ai requisiti richiesti, quante sono le persone che vantano legami di parentela, quanti sono gli svizzeri e quanti i frontalieri.
Quando il giornalista dell’Inchiesta di cui sopra rivolse queste domande, dalla direzione della Rsi giunse un ordine tassativo a tutti coloro che erano stati interpellati. “ Non rispondete a nessuna domanda”. Non male come indicazione per chi fa, e vive di informazione.
CG
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