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R$I: il bue che dà del cornuto all'asino!

14/12/2011 (All day)
Dai privilegi alla mancanza di competenze passando per l’appartenenza poli­tica, la nostra Radiotelevisione è adatta a far tutto: Ma non a im­partire prediche di etica giornali­stica.

Alla Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (Rsi), all’apprendi­mento delle lingue ci tengono proprio. Così, per non far sfigu­rare i propri dipendenti sempre più costretti a confrontarsi con il bombardamento di notizie prove­nienti da tutto il mondo, a Co­mano concedono quello che, altrove, sarebbe considerato un privilegio da leccarsi i baffi.

Ogni cinque anni, chi lo desidera può chiedere alcune settimane di congedo - pagato - per frequen­tare un corso di lingua - pagato anche quello -. E mica si tratta di corsi Migros. Le lezioni si se­guono all’estero. È la Rsi, bel­lezza... A dire il vero, però, qualche obie­zione si potrebbe muovere.

In primo luogo - visto che stiamo parlando di corsi offerti coi soldi del canone più caro d’Europa ­bisognerebbe capire quale utilità abbia, ad esempio, la cono­scenza dello spagnolo in un contesto come il nostro. Soprattutto, bisognerebbe capire se, alla Rsi, le lin­gue siano considerate importanti come vo­gliono farci credere.

Perché, anni fa, un giornalista dell’In­chiesta fece uno simpatico scher­zetto, in quel di Comano. Visto che il tedesco era una con­ditio sine qua non per essere assunti, testò le capacità lingui­stiche di una ne­oassunta. Telefonò alla giornalista e le rivolse qualche do­manda nella lingua di Goethe. Le uniche pa­role che la donna seppe pronunciare fu­rono: “ich verstehe ni­cht”. E la conversazione finì li.

L’episodio serve a capire come si la­vora in certi am­bienti, e apre un dolo­roso capitolo per chi (giustamente) invoca etica e morale da mane a sera: quello della mancanza di competenza, dei pri­vilegi e dell’osser­vanza dell’italico mot­to “tengo famiglia”, che la fanno da pa­drone alla Rsi. La neo assunta di cui sopra, infatti, era la compa­gna, (o la tromba­mica, non ricordiamo bene) di un giornalista piuttosto conosciuto.

Non siamo i soli ad es­sere convinti della man­canza di competenza di alcuni “professionisti”. Basti pensare alla levata di scudi, lo scorso febbraio, contro il responsabile del­l’informazione, il socia­lista Edy Salmina, definito dai giornalisti stessi “ persona non all’altez­za del suo compito e approdato al posto di comando senza un adeguato percorso professionale e senza l’espe­rienza necessaria”.

Malumore per niente rientrato nonostante la nomina (in aprile) del nuovo responsabile della redazione at­tualità, Aldo Sofia (altro che pro­prio di destra non è). Poi ci sarebbe il capitolo dei clan famigliari e dei mandati concessi ad ex dipendenti Rsi, che non è solo una “vox po­puli”, ma un dato ammesso dai vertici della Radiotelevisione con la scusa che “ il Ticino è un pic­colo cantone ed è inevitabile che in un’azienda dove lavorano oltre 1000 persone ci siano di­versi parenti”.

Il virgolettato è la spiegazione con cui a Comano si difesero dalle accuse di nepo­tismo, mosse tempo fa da chi certe finezze non le capisce. Certi privilegi, ovviamente, ven­gono concessi solo ad al­cuni e negati ad altri. Ci riferiamo al ca­so di un gra­fico luganese che collabora con un paio di prestigiosi studi della Svizzera tedesca, ma che alla Rsi viene trattato peggio di una donna delle pulizie.

Non è pa­rente di nessuno, è privo di en­trature politiche giuste e, inoltre, ha il torto di essere svizzero e non frontaliere. Fa dunque un po’ specie che chi parla con una certa frequenza di etica giornalistica, libertà di stampa e tutela della professione si comporti in modo non pro­priamente irreprensibile. Non sarebbe male, dunque, aprire un dibatto sulla più grande azienda pubblica in Ticino.

Dove stipendi e privilegi non sono solo superiori a quelli con­cessi a tutti gli altri professionisti che lavorano in altri mass media, ma vengono concessi grazie a conoscenze, appoggi, legami fa­migliari ed entrature politiche. Sarebbe carino sapere a quanto ammontano gli stipendi dei re­sponsabili, quanti sono i giorna­listi assunti che non rispondono ai requisiti richiesti, quante sono le persone che vantano legami di parentela, quanti sono gli svizzeri e quanti i frontalieri.

Quando il giornalista del­l’Inchiesta di cui sopra rivolse queste do­mande, dalla dire­zione della Rsi giunse un ordine tassativo a tutti coloro che erano stati interpellati. “ Non rispondete a nessuna domanda”. Non male come indi­cazione per chi fa, e vive di informazione.

CG


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