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Informazioni di interesse pubblico, ditelo ai giornalisti

11/01/2012 (All day)
Finchè ci saranno persone come Bernasconi che sperano in ritorsioni contro chi diffonde notizie di interesse pubblico (vedi caso Hildebrand) affidatevi pure ai giornalisti... sono molto più affidabili!

C'è un personaggio - nella vicenda che ha indotto alle dimissioni il presidente del Direttorio della Banca nazionale, Philipp Hildebrand - che probabilmente ne usci­rà, semmai si parlerà ancora di lui, nel mo­do peggiore: l'impiego di banca R.T., che ha ammesso di aver divulgato il sospetto di insider trading e che pertanto è stato li­cenziato dalla Banca Sarasin in cui lavora­va.

I media domenicali ci hanno informa­to che R.T. (giustamente, ne è stato taciu­to il nome) è stato ricoverato in un ospe­dale psichiatrico dopo un tentativo di sui­cidio. In Svizzera, la divulgazione di un se­greto d'ufficio è sempre considerata reato, indipendentemente dai motivi di coscien­za che possono aver dettato il comportamento illegale.

Il Tribunale federale ha an­cora recentemente confermato la liceità del licenziamento di due impiegate del Dipartimento delle opere sociali della Città di Zurigo che avevano denunciato irrego­larità nelle pratiche di assistenza, tali da in­durre successivamente le autorità a mi­gliorare i controlli.

«Transparency Inter­national» da anni lotta per introdurre an­che in Svizzera l'eccezione per il caso di «denuncia giustificata»: i tribunali non la ammettono e il Parlamento federale non ha dato seguito alle proposte di modifica delle leggi in questione. Neppure il caso di una denuncia che rimane interna all'azien­da è tollerato.

Per ora solo alcune grandi imprese - come Novartis o Nestlè - hanno creato al loro interno un organismo indipendente che riceve le denunce del dipen­dente e ne protegge l'identità quando se­gnala alla direzione i fatti all'origine della denuncia. L'inazione dei politici, davanti alla ripetu­ta provata insorgenza di «casi di coscien­za» gravi e giustificati seguiti da conseguen­ze invariabilmente negative per il denun­ziante, non si giustifica più.

Anche perché la resistenza a una soluzione ragionevole del problema è orami causa di sconfitte planetarie (l'ha dimostrato il «caso Wiki­leaks») per la stessa credibilità degli Stati. Non sarò allora io, giornalista, a deplorare che al denunziatore rimanga aperta una sola via: rivolgersi ai mass media. Molti an­ni fa, a un cronista del «Corriere del Tici­no» fu rimesso in busta chiusa e anonimiz­zata un rapporto interno dell'Amministra­zione cantonale che rivelava gravi irrego­larità nell'esercizio di una farmacia nel Lo­carnese.

A quel cronista che mi interpel­lava come suo superiore diretto chiesi se sapesse con certezza chi gliel'aveva man­dato, quel rapporto, e se poteva fidarsi di lui. Né io né il direttore del giornale chie­demmo di più, al nostro collega, sicuri co­m'eravamo della sua integrità. Il rapporto fu dunque pubblicato e fece scalpore. Al procuratore pubblico Paolo Bernasconi, che l'aveva convocato in seguito alla de­nuncia contro ignoti fatta dall'Amministra­zione statale, il cronista oppose il diritto dei giornalisti a non rivelare la fonte della notizia (attualmente, l'art. 28a del Codice penale) e la vicenda non ebbe per lui al­cun seguito. (Il farmacista fu successiva­mente condannato penalmente).

Ecco una via, aperta oggi come ieri ai whistleblowers, la cui legalità è stata più volte ribadita dal­la Corte europea dei diritti dell'uomo. Mol­te precauzioni, naturalmente, la deonto­logia professionale impone ai giornalisti di prendere in casi come questi: primo fra tutti il dovere della verifica della veridici­tà (o almeno della plausibilità) della fonte e della notizia. L'informazione, inoltre, può esser data in molti modi, secondo il grado di certezza o almeno di plausibilità.

Per fi­nire, però, il magistrato può esercitare tut­te le pressioni che vuole: il giornalista se­rio non si muoverà di un passo quando è sicuro del fatto suo. A me pare che dovrebbe essere possibile anche in Svizzera elaborare una legislazio­ne meno punitiva per chi ha sode ragioni di coscienza per rivelare un'informazione di interesse pubblico.

In mancanza di es­sa, i giornalisti restano a disposizione - non rincresca al nominato ex procuratore, che vorrebbe togliere l'immunità parlamenta­re a Christoph Blocher («NZZamSonntag» dell'8 gennaio) per aver fatto il suo dovere di deputato.

Enrico Morresi, Massagno
Fonte CdT


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