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R$I: Il fuoco di falò

22/01/2012 (All day)
Di Roberta Pantani - Dire che il servizio della R$I sulla situazione degli asilanti a Chiasso é stato "leggermente tendenzioso" é un eufemismo...

Non avrei voluto entrare (di pro­posito) sul servizio trasmesso dalla RSI a “Falò” sugli asilanti a Chiasso, ma gli eventi che ha scatenato questa trasmissione mi obbligano a farlo. Innanzitutto, credo che a tutti coloro che co­noscono la situazione oggi a Chiasso, sia apparso chiaro che il servizio trasmesso sia stato “leggermente” tendenzioso. Tutto va bene ed è tutto tran­quillo. In pratica quanto succede è invenzione del Municipio (ma soprattutto del Sindaco e della sottoscritta), perché si vuole “di­stogliere l’attenzione dai pro­blemi importanti che attana­gliano il Comune e che si fa finta di non vedere”.

Certa­mente, a parere di altri, la situa­zione finanziaria non ci sarebbe chiara, certamente non siamo acculturati come quelli che ci hanno preceduto, ma almeno in questi 4 anni abbiamo evitato alla po­polazione di Chiasso di proporre al Cinema Teatro un calendario di eventi la cui frequenza era uguale a zero e inversamente proporzionale in­vece alle richieste salariali del suo di­rettore, abbiamo chiuso un credito relativo ad un progetto fallimentare quale la stazione unica Chiasso-Como, non abbiamo avuto l’appari­zione della ballerina di fama mondiale (?) che voleva aprire a Chiasso il suo centro di danza (Caro­lyn Carlson vi dice qualcosa?), non abbiamo portato avanti un progetto di fusione contro la volontà della popo­lazione, ma costato alla collettività di Chiasso diversi biglietti da mille per le pubbliche relazioni, non abbiamo né messo né tolto “gabbie” nelle piazze cittadine (sul cui costo sarebbe meglio tacere), non abbiamo proposto di rifare la Piazza della Chiesa e quasi tutto il Corso San Gottardo, pur sa­pendo che la popolazione sarebbe stata contraria e speso (anche qui!) per una campagna referendaria rive­latasi fallimentare.

Potrei continuare, ma mi fermo qui, perché sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. Inol­tre, i PPD casalinghi si sono sentiti in dovere di interrogare il Municipio sul perché io non sarei mai andata al Centro di Registrazione in visita. Per correttezza nei confronti di altri con­siglieri comunali che altrimenti si sentirebbero ulteriormente le­gittimati a chiedere al Muni­cipio come mai mi permetta di rispondere sul Mattino, di­chiaro che rispondo assoluta­mente a titolo personale.

Dichiaro quindi che la se­conda parte della risposta alla domanda, è stata (voluta­mente?) tagliata: infatti a do­manda “pensa di andarci?”, la mia risposta è stata “certo, perché no?”. Agli interroganti PPD faccio notare che sotto la responsabilità del Municipio ricade su ciò che accade al di fuori della struttura. Capisco d’altronde molto bene che l’acrimonia PPD nei miei confronti sia grande: il mio predecessore alla guida del Dicastero Sicurezza era uno dei loro e del suo lavoro al Dicastero se ne sono perse le tracce.

Ma affinché gli inter­roganti PPD comprendano meglio, cercherò di utilizzare un paragone a loro familiare. Prendiamo ad esempio lo stadio dove è compito della società che gestisce la struttura punire coloro che si comportano male, mentre è compito del Municipio vegliare sulla sicurezza al di fuori della struttura stessa. Io non vado tutte le settimane allo stadio: so però cosa succede al suo esterno, so quali sono le persone che si comportano male e di conse­guenza posso prendere provvedi­menti.

La medesima cosa funziona al centro asilanti. La collaborazione è fatta di riunioni periodiche con la di­rezione del Centro e della reciproca disponibilità, in qualsiasi giorno della settimana compresi sabato e dome­nica, nel caso in cui vi siano situa­zione di emergenza da gestire. Punto. Durante la trasmissione, ho preso atto inoltre della disponibilità del sindaco PPD di Castel San Pietro, Lorenzo Bassi, che, lavorando all’OCST (e quindi collega di un già candidato al gran consiglio, nonché al consiglio nazionale e ora verosimilmente aspi­rante alla poltrona municipale) pro­prio di fronte ai giardinetti di Via Volta, ha dichiarato di non aver mai visto nulla di strano.

Dovrebbe forse scambiare due parole con i suoi di­pendenti oppure con il portinaio dello stabile o con il proprietario, facendosi raccontare quali sono le difficoltà ad affittare appartamenti in quella posi­zione. O forse è necessaria la video­sorveglianza per meglio vedere quanto succede? Ai PPD, in affanno per le prossime elezioni comunali, consiglio vivamente di mettersi il cuore in pace.

Non è tentando di mettermi in cattiva luce che recupereranno voti. Anzi. Il servizio di “Falò” ha detto la verità su una cosa: a Chiasso sono stata la più votata.

ROBERTA PANTANI TETTAMANTI


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