In principio era il Verbo. Alla fine solo chiacchiere
Alcuni credono che il nostro mondo sia agli sgoccioli: basandosi su un’interpretazione a dir poco audace di reperti archeologici maya, indicano addirittura il giorno esatto della fine: il 21 dicembre 2012. I profeti di sventura non si lasciano scoraggiare né dai sorrisini degli scettici né dalla lunga lista di previsioni fallite del passato. Questa volta, dicono, è quella buona.
E, dati alla mano, cercano di dimostrare la validità della loro teoria. Sono due le prove che citano, entrambi risalenti a 1300 anni fa: una tavoletta di pietra trovata sul Monumento 6 del sito archeologico di Tortuguero, nello Stato messicano di Tabasco, ed un’iscrizione incisa su un mattone presso le rovine di Comalcalco. La tavoletta di pietra contiene un’iscrizione in lingua maya.
Dato che pochi profeti di sventura hanno dimestichezza con questo idioma, per capirla devono affidarsi alle traduzioni fatte da specialisti. La piú nota è quella di Stephen Houston della Brown University e di David Stuart dell’Università del Texas. Secondo la loro interpretazione iniziale, l’iscrizione avrebbe detto che alla fine del 13° Bak’tun un dio (Bolon Yokte, divinità associata alla guerra e alla creazione) sarebbe sceso sulla Terra. Quello che sarebbe successo dopo non era chiaro, ma gli studiosi suggerivano che poteva trattarsi di una sorta di profezia.
Nella mente dei profeti di sventura quella vaga ipotesi si trasformò subito nella prova che i Maya avevano previsto la fine del mondo. Di recente però Houston e Stuart hanno riesaminato i glifi e il 4 ottobre 2011, in un post sul suo blog, Stuart ha negato ogni fondamento scientifico all’interpretazione apocalittica del Monumento 6 di Tortuguero. Ma ciò non è servito a scoraggiare i catastrofisti, i quali hanno riaffermato la loro piena fede nell’imminenza della fine.
Ecco che cosa dicono: i Maya dividevano il tempo in periodi di circa 400 anni, chiamati Bak’tun. La tavoletta di Tortuguero dice che alla fine del 13° periodo, un dio sarebbe sceso sulla terra. Il 13° Bak’tun finisce il 21 dicembre 2012, ergo, quel giorno verrà la fine del mondo. Provate a dire loro che i traduttori della tavoletta dissentono da questa conclusione. Non vi crederanno. Dite loro che nessuno sa di preciso che cosa dica l’iscrizione, dato che l’erosione ed una crepa rendono quasi illeggibile la fine del testo. Non li smuoverete dalla loro convinzione.
E questo perché si affidano alla seconda prova: il mattone di Comalcalco. Che, però, il solito Stuart smonta con questa semplice osservazione: «Il terzo glifo sul mattone sembra riportare il verbo huli, cioè “lui/lei/esso arriva”. Il verbo non è al futuro e perciò a mio avviso indica più una data storica che profetica». Come se ciò non bastasse, anche l’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Messico (INAH) nega che gli antichi Maya abbiano mai predetto l’apocalisse nel 2012 e afferma che questa profezia è solo un’interpretazione occidentale non corretta dei calendari maya.
DM
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