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Nasser e le primavere egiziane

01/02/2012 (All day)
La ricerca della libertà in Egitto tra i corsi e i ricorsi della storia

«Quando un popolo com­batte per la libertà, con la vittoria non ottiene altro che nuovi padroni». La storia egiziana degli ultimi sessant’anni dimostra quanto ciò sia vero.

Alla fine degli anni Quaranta l’Egitto era governato da re Faruq I, ma l’Inghilterra aveva un peso determinante nelle decisioni dello Stato. Un terzo delle terre del Paese e il Parlamento stesso erano nelle mani di pochi latifon­disti. I militari, stanchi di ciò, in­sorsero: deposero re Faruq e annunciarono una primavera di libertà per il popolo egiziano.

Il nuovo governo adottò subito provvedimenti radicali: la pro­prietà terriera fu ridotta o nazio­nalizzata, i partiti d’opposizione furono dichiarati illegali, la mo­narchia fu abolita e nel 1953 il generale Muhammad Nagib di­venne il primo presidente della neonata Repubblica egiziana. Un anno dopo, però, il potere fu assunto dal vero uomo forte del Paese, Gamal Abd el Nasser, che con uno dei suoi primi atti di go­verno pose fine ai settantadue anni di dominio britannico in Egitto e instaurò una Re­pubblica monopartitica retta da una costitu­zione socialisteg­giante.

L’avvicinamento di Nasser al­l’Unione Sovietica provocò la reazione di Gran Bretagna e Stati Uniti, che nel 1956 ritirarono i fi­nanziamenti per il progetto della diga di Assuan. Nas­ser decise al­lora di naziona­lizzare il canale di Suez. Attaccato da israeliani, francesi e inglesi, ebbe l’appog­gio dell’Unione Sovie­tica che, minacciando l’intervento armato, co­strinse gli invasori a riti­rarsi.

Nel 1958 Nasser tentò di unifi­care il mondo arabo. Fu lui l’ar­tefice della Repubblica Araba Unita, federazione che per tre anni accolse sotto lo stesso tetto Siria ed Egitto. Fallito quel tenta­tivo, Nasser offrì il suo sostegno a vari movimenti di liberazione africani e divenne il simbolo della lotta al colonialismo. In patria, però, continuò a soffocare ogni tentativo d’opposizione, in parti­colar modo quella dei Fratelli Musulmani. Sayyid Qutb, espo­nente di spicco di questo movi­mento, fu giustiziato al Cairo il 29 agosto 1966.

Nel frattempo i rapporti con Israele si facevano sempre piú tesi. Il con­flitto esplose quando Nasser decretò la chiusura del golfo di Aqaba alle navi israeliane. Fu l’inizio della guerra dei Sei Giorni (1967) che si concluse con la disfatta dell’eser­cito egiziano e l’occupazione israe­liana della penisola del Sinai fino al canale di Suez. Nasser sopravvisse solo tre anni a quella tremenda sconfitta: morí d’infarto il 28 set­tembre 1970.

Dopo di lui l’Egitto continuò ad essere governato da militari: dap­prima salí al potere Anwar el Sadat, ucciso dai fondamentalisti islamici nel 1981, poi Hosni Mu­barak, scampato a sei attentati, ma deposto nel 2011 da una nuova primavera egiziana.

Oggi, dopo sessant’anni di governo mil­itare, il popolo egiziano torna a chiedere libertà. Ma forse lo aspetta una servitù ancora piú dura, mascherata questa volta da devozione religiosa.

DM


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