Gioie e dolori di un repubblicano federalista
Carlo Cattaneo, milanese di nascita, conobbe Stefano Franscini nel 1819. Il lombardo e il ticinese divennero amici e nel 1821 partirono per un viaggio che li portò dapprima a Bodio, paese natale di Stefano, e poi a Zurigo dove Carlo scoprí il federalismo svizzero e se ne innamorò.
Tornato a Milano, decise di tradurre dal tedesco la Storia della Svizzera per il popolo svizzero di Heinrich Zschokke e coinvolse nell'impresa anche il Franscini. Nel 1828, ottenuta la laurea in diritto, diventò consulente legale e letterario della Società Editrice degli Annali e in seguito (1839) fondò la rivista Il Politecnico.
In quegli anni l'Europa era scossa da fermenti libertari, ma il Cattaneo diffidava dei moti sovversivi. Tuttavia quando il 18 marzo 1848 i milanesi alzarono le prime barricate e presero d'assalto il Palazzo del Governo, Carlo Cattaneo si schierò a favore della rivoluzione. Per quarantotto ore, dal 20 al 22 marzo, diresse il Consiglio di guerra e, contro il parere della municipalità, rifiutò l'armistizio proposto dal maresciallo Radetzky.
Il successivo governo provvisorio, presieduto da Gabrio Casati, si dichiarò favorevole all'annessione del Lombardo-Veneto al Regno sabaudo. Questa proposta non poteva essere accettata da un repubblicano e federalista convinto come Carlo Cattaneo. Perciò egli si oppose fermamente a questa linea politica. Ma infine dovette convincersi dell'inutilità dei suoi sforzi. Quando le truppe piemontesi entrarono a Milano, il Cattaneo si dimise dal Comitato di guerra e ruppe ogni rapporto col governo provvisorio.
I fatti successivi gli diedero ragione. Nel luglio del 1848 i piemontesi, sconfitti a Custoza, si ritirarono e il 9 agosto firmarono un armistizio che vigliaccamente riconsegnava agli austriaci la capitale lombarda. Il Cattaneo fu costretto all'esilio e si rifugiò a Lugano. In Ticino Mazzini, Garibaldi e altri fuorusciti gli chiesero di andare a Parigi per sollecitare l'intervento militare francese in Italia.
Il Cattaneo ubbidí e trascorse tre mesi nella capitale francese incontrando esponenti di ogni corrente politica senza ottenere alcun risultato. Avvilito e sdegnato, scrisse allora il libello L'insurrection de Milan en 1848, con il quale denunciò sia la vigliaccheria dei moderati milanesi, sia l'ambiguità dei sabaudi.
Amareggiato, tornò in Ticino e si stabilí a Castagnola, dedicandosi ad altri studi. Tra il 1851 e il 1853 scrisse due rapporti sulla bonifica del piano di Magadino e presentò un progetto al Gran Consiglio, che però rimase disatteso. Nel 1858 gli fu conferita la cittadinanza ticinese.
Due anni dopo i Mille di Garibaldi sbarcarono in Sicilia e il Cattaneo sperò in un nuovo Stato repubblicano e federalista. Invitato dallo stesso Garibaldi, si recò a Napoli ma vi rimase solo un mese. Poi, disgustato dalle inutili ed estenuanti discussioni tra sabaudi e autonomisti, abbandonò la città e fece ritorno a Castagnola.
Il suo pensiero federalista lo isolò anche all'interno di una sinistra democratica che voleva a tutti i costi l'unità d'Italia. Deluso, trascorse gli ultimi anni di vita appartato nella casa di Castagnola in compagnia della moglie e di pochi amici. Morí, vittima di una crisi cardiaca, all'alba del 5 febbraio 1869.
DM
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