Una sentenza che non convince
Quando ti squalificano per doping lo scalatore più grande del dopo Pantani, e tra i più forti corridori di corse a tappe della storia del ciclismo, ti si stringe il cuore. A maggior ragione se la squalifica è di due anni e comporta la perdita di un Giro e di un Tour conquistati sulle strade e l’impossibilità di partecipare alla prossima edizione di entrambe le corse.
Non è la prima volta che un big di questo sport è colto in flagranza e squalificato, e la reazione è sempre la stessa: inizialmente dispiacere perché crolla un mito, poi rabbia perché ti senti tradito e infine piacere perché un altro imbroglione è stato beccato. È sempre stato così, da Landis a Vinokourov, da Riccò a Valverde fino a Ullrich. Ma questa volta le reazioni, non solamente quella di chi scrive, sono state differenti. Questa volta a prevalere è lo stupore.
Innanzitutto perché, d’accordo, Contador è stato trovato positivo al clenbuterolo, ma il valore nelle urine era davvero infinitesimale. In secondo luogo perché un paio d’anni fa il ciclista italiano Colò è stato a sua volta squalificato per clenbuterolo, senonché, trovato con una quantità quattro volte superiore a quella dello spagnolo, fu condannato ad un solo anno di sospensione.
Passi il fatto che Contador e il suo entourage non siano riusciti a dimostrare che si è trattata di contaminazione alimentare e dunque una squalifica di alcuni mesi era preventivata, ma due anni significano che uno ha fatto uso di doping, e non corrisponde alla realtà dei fatti. Tanto che nella sentenza si afferma che «la presenza di clenbuterolo è più probabilmente causata da ingestione di un integratore alimentare contaminato». Cioè non c’è alcuna prova.
Che poi qualcuno sia intimamente convinto che Contador, come tutti gli altri ciclisti, faccia uso di sostanze illecite regolarmente, è un altro paio di maniche. Ma uno non si dopa assumendo una quantità ridicola di clenbuterolo. Tanto più suona strana la notizia della squalifica di Contador proprio a poche ore dall’archiviazione dell’inchiesta federale su Lance Armstrong. Nonostante le confessioni/accuse di molti suoi ex compagni di squadra, tra cui Tyler Hamilton, che hanno descritto con dovizia di particolari le pratiche di doping in uso nella squadra del texano.
Cosicché uno passerà alla storia come un grande e pulito corridore, mentre l’altro come l’ennesimo imbroglione che vinceva grazie ad aiuti esterni. Siamo sicuri che questo corrisponda alla realtà dei fatti.
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