Le origini del Carnevale
Non c’è dubbio. Il carnevale è una delle feste tradizionali piú importanti della Svizzera italiana. Un detto popolare recita «I fèst da l’ann inn tré: Pasqua, Denedaa e l santu Carnevaa».
L’etimologia della parola è controversa. L’ipotesi piú attendibile la collega al latino «carne(m) levare», togliere la carne, con riferimento al digiuno quaresimale. Secondo altri deriverebbe da «carrus navalis», il carro usato nell’antica Roma nelle processioni di purificazione.
Sin dall’inizio il carnevale fu contraddistinto da una frenesia collettiva capace di trasformare un’austera società contadina in una comunità votata alle baldorie piú sfrenate. Una volta l’anno è lecito fare pazzie, recitava l’antico adagio: a carnevale, perciò, era consentito prendere in giro i potenti, abbandonarsi alla crapula e mascherare la propria identità.
In passato i travestimenti più usati erano vecchi cappotti rovesciati, divise militari sdrucite, abiti rattoppati, nastri e scialli. Si diceva che «su int al scrign da spazzacá» c’era tutto il necessario per andare in maschera il sabato grasso. Per nascondere il volto bastavano barba e baffi posticci oppure un paio di occhialoni. Spesso erano confezionate maschere colorate di cartone o cartapesta, sostituite poi da quelle di plastica e gomma.
Nei secoli scorsi le autorità dovettero intervenire spesso per vietare o almeno limitare i travestimenti: l’anonimato garantito dalla maschera induceva alcuni ad abbandonarsi a libertà che degeneravano in risse. A Sessa verso la fine del Settecento alcune persone travestite da diavoli eseguirono in pubblico una danza macabra, rincorrendosi e saltando sopra una specie di barella coperta da un drappo. Terminata la danza, le maschere si dileguarono senza lasciare traccia. Il capofesta, dopo aver atteso per un po’ il loro ritorno, sollevò il panno e scoprí che occultava un cadavere. Da allora le autorità municipali imposero ad ogni festa mascherata la presenza della «sigurtà», una persona di fiducia in grado di identificare chi si celava sotto il travestimento.
Nell’Ottocento il carnevale assunse forme sempre meno legate alla realtà contadina: il corteo mascherato vide la luce in quel periodo. Nei centri maggiori si organizzava anche una battaglia con arance e mandarini. A Locarno, però, le autorità comunali dovettero proibirla, poiché pericolosa per le persone e dannosa per le facciate degli edifici. Nel 1900 a Bellinzona si invocò un’ordinanza municipale per regolare e moderare il getto delle arance, che in seguito fu sostituito dal piú innocuo lancio di confetti e coriandoli.
Il frastuono è sempre stato un altro elemento importante del carnevale. Al baccano generale contribuivano le bande stonate, sorte sul modello delle Guggen svizzero-tedesche arrivate per la prima volta in Ticino nel 1954 durante il carnevale bellinzonese. La creazione della prima banda ticinese, i Ciòd Stonaa di Bellinzona, risale al 1958; ad essa fecero seguito altri gruppi, fra cui la Fracasoi Cerott Band di Biasca, la Sciürü Band di Gorduno, la Sonada Balossa di Bellinzona, la leventinese Sbodaurecc e altre come la Carnasc Band di Cadenazzo, la Stracaganass di Bellinzona, i Vasel Sbudei di Malvaglia, la Sciavatt e Gatt di Cugnasco, la Spacatimpan di Chiasso, la Riva de Janeiro Band di Riva San Vitale, la Rigatoni Dance Band e i Bucatini di Novazzano.
In diverse località della Svizzera italiana il primo giorno di carnevale è incoronato un Re, che riceve dal sindaco le chiavi della città. A Muralto governa Re Sbotapiss, a Lugano Re Sbroja; la Val Colla obbedisce a Re Coleta, Cadenazzo a Re Carnasc, a Bodio regna Re Zocra, a Maggia Re Bacheton, a Comano Re Sgarbelee, a Tesserete Re Penagin. A Biasca siede sul trono Re Naregna, sovrano del buonumore e dell’allegria; a Medeglia c’è Re Lifrocch, termine che definisce uno scansafatiche, a Cavigliano il fanfarone Re Bagulon. Re Man-futt, alla lettera «Re me ne fotto» governa ad Olivone. Re Tecoppa, monarca del carnevale di Faido, deve il suo nome ad un omonimo personaggio della commedia milanese. Il nome del bellinzonese Rabadan viene da una voce dialettale che significa confusione e baccano. Ad Ascona Re Patrizio Condidóo è chiamato così poiché è sempre impersonato da un patrizio locale; il termine «condídóo» (da condire, insaporire) allude invece all’osso di manzo o di maiale che le famiglie usavano un tempo per insaporire i cibi.
Spesso i nomi dei reami burleschi si formano aggiungendo «poli» al soprannome degli abitanti della città: Bellinzona, i cui abitanti sono detti «ciòd», durante la settimana grassa si trasforma in Chiodopoli; Minusio, cittadina popolata dagli «asan», diventa Asinopoli; Chiasso, città dei «nebiatt» (così chiamati poiché abitavano nei pressi di uno stagno con molta umidità), si trasforma in Nebiopoli. Mette conto ricordare che il carnevale di Chiasso non ha un re, ma un primo ministro che regge le sorti di una repubblica. A Roveredo Grigioni i festeggiamenti sono organizzati dal comitato della Repubblica della Lingéra sotto la direzione di un presidente.
Nel 2007 è stata costituita l’Associazione Regnanti della Svizzera italiana che riunisce circa 130 re e regine dei vari carnevali. Essa ha due scopi: la conservazione dei carnevali locali in Ticino e nel Moesano e la tutela di un divertimento sano, senza eccessi né violenza.
DM
-
Accesso utente
Ricerca
Notizie più lette
Sondaggi del Mattino
Aperture domenicali dei negozi la domenica...
Il Consiglio di Stato sta valutando di sbloccare i ristorni...
Videogallery






Redazione