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Un decennio di Bilaterali

13/02/2012 (All day)
Accordi Bilaterali: questione vitale o fregatura colossale? L'opinione dei politici ticinesi

I famigerati Accordi bilaterali sono ormai in vi­gore da un decennio: i cosiddetti “Bilaterali 1” sono infatti entrati in servizio il primo giugno 2002. Da allora ci sono stati allargamenti ad est e cadute di clausole di salvaguardia del mercato del lavoro ticinese, in una spirale discendente che ci ha condotto alla situazione attuale, con 52mila frontalieri in continuo aumento soprat­tutto negli uffici, oltre 15'300 notifiche di lavoro di breve durata (meno di 90 giorni), che equi­valgono ad una crescita del 30% rispetto allo scorso anno, e tasso di disoccupazione ufficiale al 5.3%. Per non parlare poi della sicurezza che, come ovvio, ha sofferto pesantemente per la libera circolazione delle persone.

Abbiamo interpellato alcuni interlocutori, ai quali abbiamo chiesto: - Nel 2012 gli Accordi bilaterali compiono 10 anni: la “prima tappa” della messa in vigore degli Ac­cordi bilaterali risale infatti al 1° giugno 2002. Qual è il suo bilancio di questo decennio?

Ignazio Cassis Consigliere nazionale
La politica este­ra svizzera è so­prattutto difesa dei nostri inte­ressi. L’UE è il nostro partner più importante sul piano econo­mico, politico e culturale: è per­ciò di vitale importanza avere con essa il miglior rapporto possibile. Il 60% delle nostre esportazioni va nel­l’UE, mentre l’80% delle nostre im­portazioni viene dall’UE: accedere al mercato unico europeo di 510 mi­lioni di persone è per la Svizzera una questione vitale. Dopo il NO popo­lare all’adesione allo Spazio econo­mico europeo nel 1992, abbiamo dovuto trovare un’altra strada per in­trattenere rapporti con l’UE: è la via bilaterale, che compie 10 anni e che conta ormai più di 120 accordi. E’ la miglior soluzione che abbiamo. Né l’adesione all’UE, né l’isolamento sono oggi opzioni realistiche. L’ade­sione riserva troppe incognite sulla nostra sovranità, mentre l’isola­mento sarebbe la nostra morte eco­nomica e dunque l’impoverimento. In questi ultimi 10 anni la Svizzera ha saputo resistere meglio di ogni altro paese alle crisi economiche in­ternazionali: questi accordi vi hanno contribuito. Ne tiro dunque un bilan­cio globalmente positivo. Ma non ci sono rose senza spine: e queste ul­time le avvertiamo soprattutto nelle regioni di confine. Perciò è soprat­tutto il futuro di questi accordi ad in­teressarmi: ulteriori progressi sono indispensabili!

Fabio Bacchetta Cattori Già presidente PPD Ticino
Così come vi sono stati degli effetti in so­stanza positivi a livello nazio­nale, allo stesso modo ne ab­biamo vissuti di troppo negativi a livello canto­nale in Ticino. Necessitiamo al più presto, e finalmente, della messa in atto delle promesse misure accompa­gnatorie.

Michele Guerra Deputato GC
I bilaterali sono un disastro per il Ticino e questo decennio ce lo dimostra. Sono stati portati avanti contro il volere dei tici­nesi. In buona parte grazie a questi accordi, 52 mila frontalieri possono oggi lavorare in Ticino mentre sempre più ticinesi sono di­soccupati. Ricordiamo poi che il Ti­cino - da solo - si è trasformato nella terza piazza finanziaria, ma ciono­nostante, con i bilaterali, abbiamo oggi i salari fra i più bassi della Svizzera! I bilaterali sono quindi dannosi per il nostro Cantone e hanno portato aL boom di fronta­lieri, sempre smentiti dalla sinistra. Oggi, soprattutto ed in modo vergo­gnoso, nel settore terziario dove i giovani ticinesi preparati non man­cano. Causando inoltre un pesante dumping salariale vista la propen­sione al ribasso dei salari per fron­talieri. La Svizzera è un paese fondato sul­l'eccellenza e sulle esportazioni. Non mi pare che senza bilaterali non si potesse esportare con successo, anzi! La bilancia delle partite cor­renti parla chiaro. Peccato che qual­cuno di sinistra abbia iniziato a svenderci, prima con i bilaterali, poi con l'ONU e per fortuna non con l'UE, ma c'è mancato poco. Ricor­diamo che soltanto grazie alla Lega dei Ticinesi l'intera Svizzera ha evi­tato di finire nello spazio economico europeo nel 1992, quando tutti i par­titi storici ne volevano l'adesione. Quindi: o si riformulano i bilaterali o le cose continueranno a peggio­rare.

Armando Boneff Deputato GC
Da europeista pentito, com­piacendomi che il nostro Paese abbia mante­nuto la sua rela­tiva indipen­denza dalla di­sastrosa Unione Europea, guar­do ai Bilaterali come un male purtroppo necessario per evitare un vero e proprio asse­dio. Evidentemente non posso essere soddisfatto nemmeno di questi ul­timi perché, complice il disinteresse di Berna e, occorre dirlo, anche del nostro Governo cantonale, il bilan­cio della nostra economia locale è sicuramente negativo (alla faccia di quei pochi che ne traggono vantag­gio). È imperativo che rinnovando i Bilaterali il Ticino alzi la voce so­prattutto con Berna che sembra in­fischiarsene dei nostri problemi particolari. Pochi si rendono conto che a 100 metri fuori dei nostri con­fini, nessuno ne sa nulla dei Bilate­rali, mentre i nostri funzionari (purtroppo con il nostro tacito bene­stare) li applicano alla lettera in modo acritico. Cambiando idea anche a questo proposito, credo che se a nord del San Gottardo si conti­nuasse ad ignorarci, bando ai for­malismi, è giusto che siamo noi a tentare di farci valere almeno nei confronti dell'Italia. E non è detto che con i nostri vicini insubrici non si trovi una unità d'intenti assai più fruttuosa delle misure che otte­niamo faticosamente da Berna, ulti­mamente più simili all'elemosina che all'applicazione dello spirito fe­deralista.

MDD 12.02.2012


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