Un decennio di Bilaterali
I famigerati Accordi bilaterali sono ormai in vigore da un decennio: i cosiddetti “Bilaterali 1” sono infatti entrati in servizio il primo giugno 2002. Da allora ci sono stati allargamenti ad est e cadute di clausole di salvaguardia del mercato del lavoro ticinese, in una spirale discendente che ci ha condotto alla situazione attuale, con 52mila frontalieri in continuo aumento soprattutto negli uffici, oltre 15'300 notifiche di lavoro di breve durata (meno di 90 giorni), che equivalgono ad una crescita del 30% rispetto allo scorso anno, e tasso di disoccupazione ufficiale al 5.3%. Per non parlare poi della sicurezza che, come ovvio, ha sofferto pesantemente per la libera circolazione delle persone.
Abbiamo interpellato alcuni interlocutori, ai quali abbiamo chiesto: - Nel 2012 gli Accordi bilaterali compiono 10 anni: la “prima tappa” della messa in vigore degli Accordi bilaterali risale infatti al 1° giugno 2002. Qual è il suo bilancio di questo decennio?
Ignazio Cassis Consigliere nazionale
La politica estera svizzera è soprattutto difesa dei nostri interessi. L’UE è il nostro partner più importante sul piano economico, politico e culturale: è perciò di vitale importanza avere con essa il miglior rapporto possibile. Il 60% delle nostre esportazioni va nell’UE, mentre l’80% delle nostre importazioni viene dall’UE: accedere al mercato unico europeo di 510 milioni di persone è per la Svizzera una questione vitale. Dopo il NO popolare all’adesione allo Spazio economico europeo nel 1992, abbiamo dovuto trovare un’altra strada per intrattenere rapporti con l’UE: è la via bilaterale, che compie 10 anni e che conta ormai più di 120 accordi. E’ la miglior soluzione che abbiamo. Né l’adesione all’UE, né l’isolamento sono oggi opzioni realistiche. L’adesione riserva troppe incognite sulla nostra sovranità, mentre l’isolamento sarebbe la nostra morte economica e dunque l’impoverimento. In questi ultimi 10 anni la Svizzera ha saputo resistere meglio di ogni altro paese alle crisi economiche internazionali: questi accordi vi hanno contribuito. Ne tiro dunque un bilancio globalmente positivo. Ma non ci sono rose senza spine: e queste ultime le avvertiamo soprattutto nelle regioni di confine. Perciò è soprattutto il futuro di questi accordi ad interessarmi: ulteriori progressi sono indispensabili!
Fabio Bacchetta Cattori Già presidente PPD Ticino
Così come vi sono stati degli effetti in sostanza positivi a livello nazionale, allo stesso modo ne abbiamo vissuti di troppo negativi a livello cantonale in Ticino. Necessitiamo al più presto, e finalmente, della messa in atto delle promesse misure accompagnatorie.
Michele Guerra Deputato GC
I bilaterali sono un disastro per il Ticino e questo decennio ce lo dimostra. Sono stati portati avanti contro il volere dei ticinesi. In buona parte grazie a questi accordi, 52 mila frontalieri possono oggi lavorare in Ticino mentre sempre più ticinesi sono disoccupati. Ricordiamo poi che il Ticino - da solo - si è trasformato nella terza piazza finanziaria, ma ciononostante, con i bilaterali, abbiamo oggi i salari fra i più bassi della Svizzera! I bilaterali sono quindi dannosi per il nostro Cantone e hanno portato aL boom di frontalieri, sempre smentiti dalla sinistra. Oggi, soprattutto ed in modo vergognoso, nel settore terziario dove i giovani ticinesi preparati non mancano. Causando inoltre un pesante dumping salariale vista la propensione al ribasso dei salari per frontalieri. La Svizzera è un paese fondato sull'eccellenza e sulle esportazioni. Non mi pare che senza bilaterali non si potesse esportare con successo, anzi! La bilancia delle partite correnti parla chiaro. Peccato che qualcuno di sinistra abbia iniziato a svenderci, prima con i bilaterali, poi con l'ONU e per fortuna non con l'UE, ma c'è mancato poco. Ricordiamo che soltanto grazie alla Lega dei Ticinesi l'intera Svizzera ha evitato di finire nello spazio economico europeo nel 1992, quando tutti i partiti storici ne volevano l'adesione. Quindi: o si riformulano i bilaterali o le cose continueranno a peggiorare.
Armando Boneff Deputato GC
Da europeista pentito, compiacendomi che il nostro Paese abbia mantenuto la sua relativa indipendenza dalla disastrosa Unione Europea, guardo ai Bilaterali come un male purtroppo necessario per evitare un vero e proprio assedio. Evidentemente non posso essere soddisfatto nemmeno di questi ultimi perché, complice il disinteresse di Berna e, occorre dirlo, anche del nostro Governo cantonale, il bilancio della nostra economia locale è sicuramente negativo (alla faccia di quei pochi che ne traggono vantaggio). È imperativo che rinnovando i Bilaterali il Ticino alzi la voce soprattutto con Berna che sembra infischiarsene dei nostri problemi particolari. Pochi si rendono conto che a 100 metri fuori dei nostri confini, nessuno ne sa nulla dei Bilaterali, mentre i nostri funzionari (purtroppo con il nostro tacito benestare) li applicano alla lettera in modo acritico. Cambiando idea anche a questo proposito, credo che se a nord del San Gottardo si continuasse ad ignorarci, bando ai formalismi, è giusto che siamo noi a tentare di farci valere almeno nei confronti dell'Italia. E non è detto che con i nostri vicini insubrici non si trovi una unità d'intenti assai più fruttuosa delle misure che otteniamo faticosamente da Berna, ultimamente più simili all'elemosina che all'applicazione dello spirito federalista.
MDD 12.02.2012
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