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Losanna: navicella per ripulire lo spazio

18/02/2012 (All day)
(VIDEO) - La Scuola Politecnica Federale da tre anni lavora a un grande progetto tecnologico

LOSANNA (VD) – Ormai è cosa nota: il genere umano non si limita ad inquinare il pianeta che abita, ma la sua capacità di creare spazzatura ha invaso anche l’atmosfera terrestre. Non si tratta, tuttavia di rifiuti qualsiasi, bensì di residui tecnologici: satelliti in disuso, pezzi staccati di razzi propulsori e una nuvola di 16mila frammenti di dimensioni superiori ai 10 centimetri oltre a una quantità enorme di frammenti più piccoli.

Rifiuti pericolosissimi

Sia quelli più grandi, che rischiano di precipitare sulla Terra, che quelli di dimensioni ridotte, che viaggiano a 10ine di migliaia di Km/h, rappresentano dei veri e propri proiettili vaganti che minacciano sia i satelliti operativi che l’incolumità fisica degli astronauti. L’ultimo impatto risale al 2009, quando un satellite telefonico Iridium fu disintegrato da un vecchio rottame vagante dell’Unione sovietica. Oltre al grave danno economico, dallo scontro si produssero qualche migliaio di nuovi frammenti. La stessa Stazione Spaziale Internazionale (ISS) deve fare delle manovre spesso e volentieri per evitare collisioni con rifiuti vaganti.

Svizzera previdente

Il problema sembra destinato ad aggravarsi col passare del tempo, dato che le spedizioni nello spazio continuano ad aumentare. Ancora una volta la Svizzera ha saputo dimostrare la propria abilità nel programmare una corsa ai ripari. Scienziati e tecnici del Centro Spaziale della Scuola Politecnica Federale di Losanna stanno lavorando da tre anni alla costruzione d’una “navicella-pattumiera” in grado di svolgere il compito di spazzino nello Spazio.

10 milioni per pulire la galassia

Volker Gass ha spiegato alla rivista americana “Science” che la piccola navicella denominata “CleanSpaceOne” (costo stimato: 10 milioni di Franchi) verrà lanciata in orbita fra il 2015 e il 2017 per un test di raccolta mirata di due vecchi satelliti svizzeri. Impresa tutt’altro che semplice, poiché il velivolo dovrà manovrare a 28mila km orari per entrare nell’orbita del rifiuto-obiettivo e riuscire ad agganciarlo con dei bracci meccanici senza sbilanciarsi per riportarlo a terra. Nonostante l’urgenza di un rimedio del genere, lo scienziato svizzero ha spiegato che il passaggio successivo dovrà necessariamente essere la dotazione, per tutti i nuovi satelliti, di sistemi di recupero automatico che li riportino a terra una volta disattivati.

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