"Viveva l'entusiasmo, ma senza trasgredire"
La morte di un ventenne in Via Bossi a Chiasso ha suscitato viva impressione nella città di confine, ma non solo. È stato detto e scritto molto, svariate versioni che comunque non corrispondono alla vera verità. In simili situazioni occorre fare chiarezza per non entrare nell’equivoco. Ed è in queste circostanze che la testimonianza di chi è stato direttamente colpito come familiare assume un’importanza vitale.
Tanto più se a parlare è direttamente il padre adottivo di questo ragazzo: “Valeriy era un ragazzo come tutti gli altri, che amava divertirsi con entusiasmo e partecipazione. E come tutti gli altri amava la vera amicizia, stare in gruppo, trascorrere delle ore in modo spensierato, ma senza mai scivolare nell’eccesso. Per lui il valore umano aveva sempre una priorità assoluta, e questo è quanto noi genitori abbiamo sempre cercato di insegnargli. Di conseguenza, se poteva aiutava chiunque avesse bisogno, lo faceva col cuore in mano”.
Molti hanno asserito che il ragazzo fosse entrato nel mondo della tossicodipendenza. Qui il padre vuole essere molto chiaro e allontanare questi sospetti “soprattutto perché queste voci sono prive di fondamento ed hanno ferito me e tutta la famiglia. Tengo a precisare che Valeriy era affetto da epilessia, malattia che purtroppo impedisce a chi ne è colpito di condurre una vita normale. È vero, come tanti ragazzi, anche mio figlio ogni tanto fumava uno spinello, ma da qui a dire che facesse uso diretto e abituale di stupefacenti, ce ne corre. Per suffragare il tutto, aggiungo che a certificare le cause della morte di Valeriy è stato un patologo: mio figlio è deceduto per cause naturali, quindi, ripeto, niente a che fare con consumo di droga o di altro. Desidero quindi porre fine a tutte queste dicerie".
"Chi ha scritto certi articoli e con toni così… alti da far apparire mio figlio come un vero tossicodipendente, e qui mi riferisco ai media in generale ma soprattutto ad un quotidiano di Bellinzona, oltre a rivolgersi alle solite… talpe, avrebbe potuto anche interpellarmi direttamente. Non mi sarei rifiutato di rispondere, perché a me importava che emergesse la verità. A chiunque mi avesse telefonato, avrei dato la giusta versione senza girare intorno alla torta. Chiudo qui la storia, che spero possa essere da insegnamento per casi futuri come il nostro”.
MDD 19.02.2012
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