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"Viveva l'entusiasmo, ma senza trasgredire"

19/02/2012 (All day)
Parla il padre del ragazzo morto in via Bossi a Chiasso

La morte di un ventenne in Via Bossi a Chiasso ha suscitato viva impres­sione nella città di confine, ma non solo. È stato detto e scritto molto, sva­riate versioni che comunque non cor­rispondono alla vera verità. In simili situazioni occorre fare chiarezza per non entrare nell’equivoco. Ed è in que­ste circostanze che la testimonianza di chi è stato direttamente colpito come familiare assume un’importanza vi­tale.

Tanto più se a parlare è diretta­mente il padre adottivo di questo ragazzo: “Valeriy era un ragazzo come tutti gli altri, che amava divertirsi con entusiasmo e partecipazione. E come tutti gli altri amava la vera amicizia, stare in gruppo, trascorrere delle ore in modo spensierato, ma senza mai scivolare nell’eccesso. Per lui il valore umano aveva sempre una priorità as­soluta, e questo è quanto noi genitori abbiamo sempre cercato di insegnar­gli. Di conseguenza, se poteva aiutava chiunque avesse bisogno, lo faceva col cuore in mano”.

Molti hanno asserito che il ragazzo fosse entrato nel mondo della tossicodipendenza. Qui il padre vuole essere molto chiaro e allontanare questi sospetti “soprattutto perché queste voci sono prive di fondamento ed hanno ferito me e tutta la famiglia. Tengo a precisare che Valeriy era af­fetto da epilessia, malattia che pur­troppo impedisce a chi ne è colpito di condurre una vita normale. È vero, come tanti ragazzi, anche mio figlio ogni tanto fumava uno spinello, ma da qui a dire che facesse uso diretto e abi­tuale di stupefacenti, ce ne corre. Per suffragare il tutto, aggiungo che a cer­tificare le cause della morte di Valeriy è stato un patologo: mio figlio è dece­duto per cause naturali, quindi, ripeto, niente a che fare con consumo di droga o di altro. Desidero quindi porre fine a tutte queste dicerie".

"Chi ha scritto certi articoli e con toni così… alti da far apparire mio figlio come un vero tossicodipendente, e qui mi riferisco ai media in generale ma soprat­tutto ad un quotidiano di Bellinzona, oltre a rivolgersi alle solite… talpe, avrebbe potuto anche interpellarmi di­rettamente. Non mi sarei rifiutato di ri­spondere, perché a me importava che emergesse la verità. A chiunque mi avesse telefonato, avrei dato la giusta versione senza girare intorno alla torta. Chiudo qui la storia, che spero possa essere da insegnamento per casi futuri come il nostro”.

MDD 19.02.2012


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